Il Mediterraneo capovolto. ASGI nel nuovo paesaggio giuridico transnazionale


Il Mediterraneo capovolto. ASGI nel nuovo paesaggio giuridico transnazionale

Le attività dell’associazione per il 2019/2020

Prassi illegittime in Questura

Tempi lunghi, file ed attese notturne, soprusi e mancato rispetto delle leggi. ASGI ha avviato un monitoraggio per verificare quanto sta accadendo in diverse questure italiane. Scopo dell’iniziativa è promuovere la conoscenza dei diritti da parte delle persone straniere e promuovere il rispetto delle norme da parte di chi svolge i servizi delle Questure italiane.

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1. Una prospettiva ribaltata

L’esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo è il paradigma che caratterizza il nostro tempo. È una prospettiva ormai consolidata ed è l’opzione strategica che più di ogni altra orienta le scelte e i comportamenti degli attori, istituzionali e non, che hanno un ruolo nella governance delle politiche migratorie.

A partire dall’accordo UE-Turchia del 2016, infatti, la strategia europea di contenimento di flussi ha assunto una dimensione mediatica ed effettiva inaudita. Il successivo sviluppo della politica degli accordi, finalizzata al contenimento dei flussi all’interno dei paesi di origine e/o di transito nella fascia nordafricana e nel Sahel, ha configurato un ulteriore salto in avanti delle strategie e dei processi di esternalizzazione della frontiera e del diritto di asilo. La riduzione verticale del numero degli sbarchi, il contenimento delle persone in Libia e negli altri paesi di origine e di transito rappresentano il prodotto finale di tali processi. Per giunta, la condizione dei cittadini stranieri trattenuti in Libia è ormai un elemento noto nel dibattito pubblico: in un territorio molto vasto – non circoscritto alla sola Libia ma che riguarda anche i paesi contigui – attraversato da gravissime violazioni, strutturate e diffuse, dei diritti umani.

Le tensioni che attraversano la sponda sud del Mediterraneo sembrano riecheggiare, almeno in parte, anche lungo la sponda nord, con specifico riferimento all’Italia e alla Grecia. L’approccio hotspot, infatti, sviluppato nei due paesi a partire dall’Agenda europea sulla migrazione del maggio 2015, è articolato lungo due punti focali – il controllo della mobilità e la selezione dei cittadini stranieri all’interno dei flussi misti – che lo pongono in sostanziale continuità con i processi di esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo.

Dal punto di vista dei luoghi nei quali ASGI sviluppa le proprie attività, l’intensificazione dei processi di esternalizzazione pone inedite sfide all’associazione. Come sviluppare la propria attività di tutela dei diritti dei cittadini stranieri se i luoghi e i tempi nei quali sono compromessi la libertà di movimento e il diritto di asilo sono lontani? La domanda è tuttora aperta. Alcune delle iniziative avviate nell’ultimo anno rappresentano le prime risposte dell’organizzazione alle trasformazioni dello scenario.

Si tratta, a tutti gli effetti, di un impegno transnazionale senza precedenti. Molti sono i sentori di questa tendenza: la promozione di contenzioso davanti alle Corti europee qualitativamente e quantitativamente significativo, l’articolazione di progetti con una precisa connotazione euro mediterranea, una rinnovata attenzione per i temi inerenti al funzionamento dei confini interni e esterni, a cominciare dagli hotspot e dai confini settentrionali. Se tale impostazione è suggerita dallo scenario contemporaneo – caratterizzato da una crescente interconnessione tra contesti diversi -, l’associazione si è fatta trovare indubbiamente pronta: è un attore che si muove in maniera fluida e consapevole in una dimensione transnazionale. Sono marcatamente aumentate le capacità di lavorare in rete con organizzazioni e network europei e africani e la capacità di analisi e di intervento sui processi di esternalizzazioni delle frontiere. Allo stesso modo, l’approccio hotspot – paradigma delle tensioni che attraversano le frontiere esterne dello spazio europeo – continua ad essere uno dei punti focali intorno al quale si articola l’iniziativa di ASGI. Testimoniano in tal senso la costante attività di divulgazione giuridica e le opportune iniziative di tutela giurisdizionale.

2. Strategie di contrasto

A fronte di un cambio di paradigma così significativo, l’associazione ha scelto di sviluppare azioni in alcuni contesti nei quali le violazioni, i processi di esclusione selettiva dal riconoscimento del diritto d’asilo e la detenzione sono più visibili. Alcune di queste azioni sono sviluppate in Italia, soprattutto in Sicilia e nelle zone di transito portuali e aeroportuali. Altre, invece, interessano i paesi del nord Africa e del Sahel. Azioni diverse, sviluppate su territori diversi, ma tendenzialmente convergenti. In tutti i progetti, infatti, gli assi portanti sono costituiti dalle azioni di tutela del diritto di asilo e di contrasto alle detenzioni illegali soprattutto per tramite della promozione di contenzioso strategico, e dalla costruzione di reti con organizzazioni, avvocati e attivisti locali.

Di seguito si forniranno informazioni su alcuni dei progetti attualmente sviluppati da ASGI su questo fronte. Si tenga presente che quanto rappresentano in questa sede è una panoramica introduttiva, che non restituisce a sufficienza la complessità dei singoli progetti.

B.1   In limine: diritto d’asilo e trattenimento al tempo dell’approccio hotspot

L’approccio hotspot ha riconfigurato, in una direzione complessivamente peggiorativa, la gestione delle politiche migratorie. L’esclusione selettiva dalla presentazione della domanda di asilo e i trattenimenti extralegali rappresentano i due punti focali intorno ai quali le nuove strategie di contenimento dei flussi sono organizzate.

Per questa ragione ASGI ha ideato e sviluppato il progetto In limine intorno ai temi posti dall’approccio hotspot, dalle politiche di gestione delle frontiere, al fine di strutturare – attraverso la ricerca sul campo, la promozione di contenzioso strategico e l’advocacy – strategie di denuncia e contrasto delle pratiche lesive delle libertà e dei diritti dei cittadini stranieri in arrivo in Italia.

Dopo una prima fase pilota, il progetto è attivo da dicembre 2019 con un gruppo di operatori legali e mediatori presente in Sicilia prevalentemente nelle località di Pozzallo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta e Lampedusa. Il progetto ha come obiettivo la promozione di cause strategiche volte a tutelare i cittadini stranieri e contestare la legittimità delle nuove norme introdotte dal decreto legge 113/2018 convertito in L.132/18, a partire dalle informazioni acquisite durante le attività di monitoraggio, il confronto con i cittadini stranieri e con gli attori pubblici e privati che operano nel contesto di frontiera.

La nuova disciplina delle domande reiterate, le nuove modalità per valutare in maniera accelerate le domande di asilo, la nuova disciplina del trattenimento dei richiedenti asilo e dei cittadini destinatari delle misure di espulsione sono temi emergenti, nuovi e complessi, e sono attualmente oggetto dell’analisi e dell’azione degli operatori del progetto. Anche per questa ragione il team del progetto In Limine lavora con il sostegno di un comitato di esperti costituito da giuristi specializzati (circa 20) e di un gruppo mobile di avvocati (circa 25) disponibile a intervenire su richiesta del team in Sicilia.

La promozione di azioni di advocacy al fine di ottenere una maggiore tutela dei diritti e di contrastare le conseguenze concrete delle politiche pubbliche sulla qualità dei diritti è un altro degli obiettivi progettuali, articolato anche attraverso la collaborazione con le altre realtà impegnate su questi temi e con gli avvocati attivi nella regione.

Dal punto di vista della divulgazione, il progetto si propone inoltre di restituire, attraverso una lettura sistematica delle norme e del loro rapporto dinamico con la società, la reale natura delle politiche di gestione delle frontiere, anche attraverso la realizzazione di seminari (si veda ad es. quanto realizzato a Catania e a Palermo).

Gli operatori del progetto effettuano frequentemente sopralluoghi a Messina, Lampedusa, Agrigento, Caltanissetta e incontri con decine e decine di cittadini stranieri. Queste attività consentono di maturare uno sguardo dettagliato sul funzionamento dell’approccio hotspot, sulle prassi, sulle scelte strategiche e tattiche: i saperi sulle prassi di frontiera sono di volta in volta elaborati e diffusi attraverso il sito del progetto e la pagina facebook.

B.2 Sciabaca – versante Sud                                    

È un dato acquisito: i paesi e le istituzioni europee negli ultimi anni hanno a radicalmente cambiato le strategie di gestione dei flussi misti in una direzione complessivamente peggiorativa dei diritti. Con lo scopo di ridurre il numero di persone in arrivo ed in movimento sul territorio dell’unione, sono state infatti implementate politiche di esternalizzazione delle frontiere e del diritto di asilo, intensificando a livello internazionale le azioni per limitare la libertà di movimento. I destinatari privilegiati di tali azioni sono, con tutta evidenza, i cittadini stranieri di origine africana.

Da questa prospettiva e in relazione alla crescente interconnessione tra i paesi che insistono sulle due sponde del Mediterraneo, è apparso indispensabile strutturare una rete transfrontaliera di monitoraggio delle violazioni e di interscambio di conoscenze giuridiche, con lo scopo di sperimentare e mettere in atto azioni giurisdizionali che facciano emergere le responsabilità dell’Europa e degli stati africani e possano contrastare i processi di esternalizzazione del diritto di asilo che stanno conducendo progressivamente ad uno svuotamento dei principi fondamentali sanciti nella convenzione di Ginevra.

Tale rete – uno dei pilastri del progetto Sciabaca – si articola grazie alla presenza di significative organizzazioni della società civile in Libia, Tunisia, Marocco, Egitto e Algeria. Alcuni dei paesi citati saranno inoltre scelti, in base alle priorità strategico-politiche, per delle missioni di monitoraggio, advocacy e raccolta delle informazioni giuridiche necessarie per intraprendere eventuali azioni di contrasto. I citati paesi nei quali si dispiega il progetto Sciabaca sono tutti interessati dalle politiche dell’Unione Europea, che esercita pressione per il controllo delle frontiere anche lì dove state documentate estese e sistematiche violazioni dei diritti umani contro i migranti.

La costruzione di stabili forme di consultazione giuridica tra organizzazioni attive in Italia e in Africa e le missioni di monitoraggio rappresentano, per ASGI, una significativa occasione per acquisire saperi inediti sia con riferimento alle prassi applicate per contenere i flussi sia in relazione alle specifiche caratteristiche della giurisdizione domestica e internazionale attivabile al fine di tutelare i diritti dei migranti.

Il progetto si propone, inoltre, di portare all’attenzione dell’opinione pubblica europea e dei soggetti politici e istituzionali coinvolti a diverso titolo nella gestione dei fenomeni migratori i problemi legati alle violazioni dei diritti delle persone che attraversano i Paesi africani citati e le conseguenti azioni e sperimentazioni di tutela giuridica.

Le attività sviluppate insieme alle organizzazioni della società civile attive in Libia, Tunisia, Marocco, Egitto e Algeria, avranno come prodotto la promozione di azioni di contenzioso strategico alle corti domestiche, alla CEDU, alla Corte Africana dei Diritti Umani e dei Popoli, al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite e alla Corte Penale Internazionale.

Tali contenziosi punteranno ad evidenziare la responsabilità giuridica dei paesi europei e africani in merito alla limitazione della libertà di movimento dei migranti e allo svuotamento del diritto d’asilo. Si tratta, per ASGI, di un’impareggiabile opportunità per sperimentare per la prima volta in una dimensione transnazionale le competenze acquisite nel corso della sua decennale storia. Il convegno organizzato a Tunisi il 15 e 16 marzo 2019 rappresenta la prima sperimentazione in tal senso e il successo dell’iniziativa – sia in termini di partecipazione sia in relazione alla qualità dell’evento – conferma l’utilità della scelta strategica effettuata.

B.3 Oruka – Oltre il confine

Alla luce dei primi risultati ottenuti dalle azioni del progetto Sciabaca nei paesi Nordafricani, si è ritenuto necessario estendere l’interesse strategico di ASGI. Nigeria, Niger, Chad, Etiopia, Sudan saranno i paesi nei quali il progetto Oruka sperimenterà le proprie azioni. Il progetto mira ad ampliare le attività internazionali in termini di contenzioso strategico e di advocacy già intraprese nell’ambito del progetto Sciabaca nei paesi del Nord Africa. Ancora una volta la limitazione del diritto di movimento sia all’interno dell’Africa sia verso l’Europa e il mancato accesso alla domanda di asilo sono i punti focali intorno ai quali si dispiegano le attività progettuali. Si è scelto di espandere l’attenzione e l’azione su ulteriori cinque paesi dell’Africa subsahariana in quanto in questa fase risultano centrali nell’implementazione delle politiche di esternalizzazione dell’Unione Europea. Si tratta di una vera e propria ulteriore migrazione verso sud della frontiera.

Rendere effettivamente operante la tutela dei diritti fondamentali delle persone in partenza, in transito o di ritorno nei Paesi africani citati mediante la promozione di cause giudiziarie strategiche è un’esigenza politica non più rinviabile e non c’è altro modo di renderla effettiva se non attraverso la cooperazione con le organizzazioni che operano negli specifici contesti locali. Lo svolgimento di missioni di ricerca sul campo consentirà di rafforzare la rete con organizzazioni territoriali e internazionali.

Sarà cura del progetto la sistematizzazione delle complesse conoscenze giuridiche. Si presterà specifica attenzione ai temi della giurisdizione africana e alla possibilità di promuovere contenzioso innanzi alla Corte Africana dei diritti umani e dei popoli, alla Corte penale internazionale, alla CEDU, al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite e alla Corte Penale Internazionale, anche al fine di evidenziare la responsabilità giuridica dei paesi europei e africani nei processi di esternalizzazione.

Inoltre il progetto si occuperà della divulgazione delle conoscenze giuridiche apprese nei confronti un pubblico di giovani studenti di diritto per sensibilizzarli sulle violazioni dei diritti universali delle persone e responsabilizzarli sulle politiche estere e migratorie europee.

Per lo sviluppo ed il mantenimento dell’operatività della rete di organizzazioni, verrà predisposta una piattaforma sulla quale sarà possibile inter-scambiare conoscenze specifiche e strumenti giuridici pratici, raccogliere tempestivamente segnalazioni, con l’obiettivo di costruire azioni congiunte tra i soggetti partecipanti. 

Verranno realizzati – con lo scopo di rafforzare ed ampliare la rete di contatti – convegni ed incontri internazionali. In prima battuta saranno organizzati un convegno internazionale in Nigeria ed una tavola rotonda in Niger, alla luce della loro centralità nelle politiche di controllo dei flussi migratori.

Si presterà inoltre specifica attenzione ai temi degli accordi – anche con riferimento a quelli non ancora pubblicati – e alla legittimità dell’uso di fondi italiani ed europei destinati in modo diretto o indiretto al controllo delle frontiere interne ed esterne all’interno del continente africano attraverso l’utilizzo dell’accesso civico generalizzato (istituito dalla normativa FOIA) e ai flussi di denaro pubblico che dall’Unione Europea e dai singoli paesi vengono destinati a singoli Paesi africani.

Il progetto rappresenta, per ASGI, un ulteriore salto di qualità: saranno sviluppate azioni in paesi abitualmente ignorati dalla società civile europea e che, viceversa, risultano strategici nell’implementazione delle politiche di contrasto della migrazione e di torsione dei diritti garantiti.

3. Un’idea di futuro: oltre l’eurocentrismo giuridico

La lettura delle attività progettuali di ASGI sviluppate nell’ultimo anno restituisce puntualmente l’idea di quanto la dimensione transnazionale dell’azione giuridica sia ormai imprescindibile. Assistiamo infatti a processi di crescente interconnessione tra le due sponde del Mediterraneo. Se storicamente le politiche migratorie sono state una prerogativa degli Stati, le vicende politiche e giuridiche degli ultimi anni hanno delineato uno scenario profondamente differente.

La sfida che come società civile europea abbiamo davanti è doppia. È necessario superare un certo nazionalismo metodologico che continua ad orientare le analisi e le azioni della società civile i molti paesi membri. Allo stesso tempo è urgente congedarsi da un certo eurocentrismo strisciante che spesso condiziona gli sguardi che riserviamo sia ai cittadini stranieri che migrano sia alle organizzazioni attive nei paesi di origine e transito.

I campi di azione transnazionali all’interno dei quali ASGI sta sviluppando una parte significativa delle sue attività percorrono le due rive del Mediterraneo. Da questa prospettiva appare fondamentale, accanto all’acquisizione di saperi e allo sviluppo di azioni a sud, continuare a presidiare gli hotspot e monitorare la loro articolazione all’interno dei processi di gestione dell’immigrazione. Proprio gli hotspot sono il segno di quanto le strategie di governo della mobilità e di selezione, che caratterizzano i processi di esternalizzazione, riecheggino anche in Europa.

Se il potenziale trasformativo delle migrazioni agisce ad ogni livello della vita sociale, il percorso intrapreso da ASGI è un’occasione, per l’associazione nel suo complesso, per arricchire la sua prospettiva e sviluppare in maniera innovativa i propri obiettivi di tutela dei cittadini stranieri.

L’Europa – anche dal punto giuridico – non è più l’unico terreno nel quale sperimentare azioni di contrasto. Se l’agenda europea sulle migrazioni delinea una prospettiva tendenzialmente eurocentrica, con lo sviluppo di azioni di contenimento e selezione lungo le due sponde del Mediterraneo, lo sviluppo di attività coordinate di contrasto alle violazioni tanto in Europa quanto in Africa non può che rappresentare l’orizzonte all’interno del quale posizionarsi.

Lo sviluppo delle citate progettualità, inoltre, rappresenta un’occasione per riflettere sul concetto di rete che è uno degli assi portanti dei progetti In limine, Sciabaca e Oruka. Se il termine è tendenzialmente inflazionato all’interno del terzo settore, una sua articolazione in una dimensione transnazionale e strettamente legata all’azione pratica e giuridica può essere un’occasione per sviluppare relazioni finalmente circolari e produttive, finalizzate tanto all’analisi quanto alla promozione di contenzioso.

In ultimo, uno sguardo così da dentro, all’interno dei processi di esclusione dal diritto d’asilo e di detenzione extralegale, alla ricerca delle specifiche caratteristiche dei dispositivi – giuridici, amministrativi, discorsivi – di attuazione di tali strategie, può favorire l’acquisizione di un punto di vista almeno in parte inedito sui confini. Se scomposta e analizzata nel dettaglio, la frontiera appare, in definitiva, tutt’altro che naturale. Al contrario, osservati da molto vicino e per singole parti, i processi di confinamento appaiono il prodotto contingente degli attuali rapporti di forza. Da questa prospettiva, i processi di esternalizzazione della frontiera appaiono, in conclusione, decisamente più instabili, inquieti, precari: ASGI può fare la sua parte per metterli in discussione e contrastare ogni forma di violazione dei diritti dei cittadini stranieri.

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