Avviata la “Carta Famiglia”: estesa per la pandemia ma non per gli stranieri

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Giunge finalmente in porto la prestazione sociale “Carta famiglia”, cioè una carta di credito destinata alle famiglie per l’acquisto di beni di prima necessità. Ma vi giunge, dopo una storia molto travagliata, nella maniera più sbagliata.

La norma istitutiva risale al 2015 (art. 1, comma 391, L. 208/15) e all’epoca era prevista senza limitazioni né di cittadinanza, né di titolo di soggiorno, né di reddito. Unica condizione: essere una famiglia residente con almeno tre figli conviventi di età non superiore a 26 anni. Fermo solo un limite massimo di stanziamento.

Segue a due anni di distanza il DM 20.9.17 che fissa il limite di reddito ISEE di 30.000 euro.

Prima che la norma diventasse effettivamente operativa interviene, in epoca di governo giallo-verde,  l’art. 1 comma 487 della L. 145/18 che limita la carta ai soli “cittadini italiani o appartenenti a Paesi UE. Ma anche dopo tale modifica la prestazione rimane al palo di partenza.

L’ultimo passaggio è stato il DM del Ministero della famiglia Fontana del 27.6.19 (in GU n. 203 del 3.8.19) che non fa più cenno alla limitazione di reddito (che dunque deve ritenersi venuta meno) ma conferma la limitazione del diritto ai soli cittadini italiani o europei. Stipulate finalmente le convenzioni con gli esercizi commerciali piccoli o grandi (ad oggi una cinquantina) la misura ha preso avvio in data 18.3.2020 con la predisposizione del portale ove è possibile proporre la domanda, utilizzando lo SPID.

Pochi giorni prima tuttavia era entrato in vigore il DL 2.3.2020 n. 9 che, all’art. 30, dispone quanto segue: “Per l’anno 2020, nelle regioni il cui territorio è ricompreso quello dei comuni nei quali ricorrono i presupposti di cui all’art. 1, co. 1, dl 6/2020, la carta della famiglia di cui all’art. 1, comma 391 L. 208/2015 è destinata alle famiglie con almeno un figlio a carico

Il DL  6/2020, convertito in L. 13/2020 è stato poi abrogato dal DL 19 del 25 marzo 2020, ma i comuni cui fa riferimento la modifica rimangono quelli delle “aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte  di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio del menzionato virus”: si tratta quindi di fatto dell’intero territorio nazionale.

La nuova norma sembra dunque aver superato non solo i limiti dimensionali della famiglia, ma anche i limiti di cittadinanza ponendo come unico limite quella della presenza di un figlio.

Il  portale SPID tuttavia non risulta aggiornato: mantiene il limite minimo di tre figli per poter accedere nonché i requisiti di cittadinanza, impedendo così agli stranieri persino la presentazione della domanda (che necessariamente andrà presentata a mezzo pec o raccomandata al fine di avviare poi il contenzioso).

Dunque in un momento in cui andrebbero  sostenuti proprio i soggetti più fragili, uno strumento – che potrebbe assumere una funzione fondamentale nel sostegno delle famiglie per l’accesso ai consumi essenziali – rimane riservato ai soli cittadini italiani e UE.

Ciò oltretutto in contrasto con l’art. 11  direttiva 2003/109 che garantisce la parità di trattamento agli stranieri lungo soggiornantinelle prestazioni sociali, nella assistenza sociale e nella protezione sociale”; con l’art. 12 direttiva 2011/98 che garantisce la parità di trattamento ai titolari di permesso unico lavoro  nelle prestazioni di cui al Regolamento 883/04 (che comprende sicuramente le prestazioni familiari, come quella della carta acquisti).

Con l’effetto , quindi, non solo di “lasciare indietro”  una parte consistente di persone bisognose, ma di innescare l’ennesima fase di contenzioso seriale, con i danni che ne derivano anche per la finanza pubblica.

ASGI, Lunaria e Italiani senza cittadinanza chiedono quindi con forza che il Parlamento intervenga su questa disposizione tornando alla formulazione originaria e che, nell’attuare le disposizioni in via di emanazione per rispondere all’emergenza, si evitino nel modo più assoluto discriminazioni nei confronti degli stranieri che stanno affrontando – al pari degli italiani- i rischi e la fatica di questa fase.

Su segnalazione di Italiani senza cittadinanza e Lunaria

A cura del servizio antidiscriminazione

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