Assegno di natalità regionale del FVG: No al reclamo del Comune di Latisana(UD), confermata la discriminazione. In arrivo altri ricorsi

Tipologia del contenuto:Comunicati stampa

Il collegio del Tribunale di Udine conferma l’ordinanza del giudice del lavoro: e’ illegittimo il requisito di anzianità di residenza in quanto in contrasto con il diritto comunitario perché discrimina i cittadini di altri Paesi membri dell’UE.
I Comuni hanno il dovere di disapplicare le norme discriminatorie della legislazione regionale del FVG.
Alla luce dell’ordinanza del Tribunale di Udine, appare illegittima l’iniziativa varata dal Comune di Trieste che istituisce un beneficio per l’acquisto di beni di consumo per neonati vincolato all’anzianità di residenza di almeno uno dei genitori.

Con ordinanza dd. 15.11.2010, il collegio giudicante del Tribunale di Udine ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Latisana contro l’ordinanza emanata dal giudice del lavoro del Tribunale di Udine in data 30 giugno 2010, con la quale era stato accolto il ricorso presentato da un cittadino rumeno, sostenuto da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), CGIL, CISL e UIL contro il diniego all’erogazione dell’assegno di natalità regionale (meglio conosciuto come bonus bebè) da parte del Comune per mancanza del requisito di residenza decennale in Italia e quinquennale nel FVG previsto dall’art. 8 bis della legge regionale Fvg n. 11/2006.

Il Tribunale di Udine ha respinto le argomentazioni del Comune di Latisana, sostenendo che il giudice di primo grado ha correttamente considerato che il requisito di anzianità di residenza richiesto dalla legge regionale costituisce una discriminazione indiretta o dissimulata vietata dall’ordinamento comunitario in quanto contraria ai diritti fondamentali alla libera circolazione e alla parità di trattamento.

In ragione del primato del diritto comunitario sulla norma interna ad esso incompatibile e del conseguente obbligo di disapplicazione di quest’ultima da parte di tutti gli organi amministrativi dello Stato membro, inclusi gli enti locali, il Comune di Latisana avrebbe dovuto erogare la prestazione al cittadino comunitario che ne aveva fatto richiesta pur in assenza del soddisfacimento del requisito di anzianità di residenza.

Il Comune di Latisana è stato dunque condannato al pagamento delle spese di lite. Sono del tutto evidenti le implicazioni di questa ordinanza del Tribunale di Udine rispetto alla ristrutturazione dell’intero sistema di welfare regionale voluta dal legislatore regionale del FVG nel corso dell’ultima legislatura; ristrutturazione centrata sul requisito di anzianità di residenza con la finalità di escludere dal novero dei beneficiari il maggior numero possibile di cittadini stranieri, comunitari compresi.

Alla luce della nuova ordinanza del Tribunale di Udine, le associazioni promotrici del ricorso insisteranno dunque con la Commissione europea a Bruxelles affinchè promuova la procedura di infrazione del diritto comunitario con riferimento a tutte le norme discriminatorie varate in questi anni dal legislatore regionale e palesemente in contrasto con il diritto comunitario. Ugualmente, le associazioni promotrici si appellano ai Comuni del FVG affinchè rispettino il diritto comunitario e disapplichino le norme regionali discriminatorie che configgano con esso.

L’ASGI annuncia inoltre la presentazione di ulteriori ricorsi nei tribunali del FVG.

Ricordando l’anniversario dell’adozione della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, avvenuta il 20 novembre 1989, l’ASGI coglie l’occasione per censurare l’adozione da parte della Giunta comunale di Trieste il 21 ottobre scorso di una delibera istitutiva di un’iniziativa denominata “Benvenuti triestini”, consistente nell’erogazione di un buono spesa per l’acquisto di beni di consumi per neonati riservata ai genitori di un figlio nato nel corso del 2010 che abbiano almeno dieci anni di residenza in Italia, di cui tre a Trieste.
Alla luce anche della pronuncia del Tribunale di Udine, l’ASGI sottolinea i profili discriminatori del provvedimento assunto dal Comune di Trieste, in violazione delle norme di diritto internazionale, europeo, costituzionale e interno.
E’ del tutto evidente, infatti, che la previsione di un criterio di anzianità di residenza decennale in Italia ai fini dell’accesso al beneficio ha l’intrinseca e sola finalità di escludere dal novero dei beneficiari il maggior numero possibile di nuclei familiari stranieri, aventi in proporzione un minore grado di radicamento nel territorio italiano e comunale rispetto ai nuclei familiari di cittadinanza italiana.
L’eccezione prevista dall’applicazione del criterio di anzianità di residenza per i discendenti di corregionali già emigrati all’estero pone inoltre un criterio di disparità di trattamento fondato sull’appartenenza “etnica” o “di sangue” (il legame di consanguineità) in violazione di radicati principi costituzionali ed europei.
Appare inoltre irragionevole ed arbitrario che il provvedimento varato dal Comune di Trieste non preveda alcun requisito di reddito per accedere al beneficio, con la conseguenza che un nucleo familiare di cittadini italiani benestanti può godere del beneficio, mentre ne rimangono esclusi la maggior parte dei nuclei familiari di immigrati, anche se in condizioni di bisogno !! Il provvedimento appare dunque demagogico, costituisce un evidente spreco di risorse pubbliche (135 mila euro che avrebbero potuto invece destinati al potenziamento degli asili nido e dei servizi per l’infanzia destinati all’intera collettività), in quanto non vincolato all’accertamento di situazioni di bisogno, e sembra avere come unica finalità quella di promuovere la stigmatizzazione degli immigrati, intesi quali persone titolari di una minore dignità sociale fin dall’evento della nascita!

L’ASGI pertanto chiede alla società civile triestina di rifiutare tali logiche discriminatorie che contrastano con la storia e la tradizione cosmopolita della città e con i fondamentali principi costituzionali ed europei di uguaglianza e pari dignità di ogni persona umana.
L’ASGI segnalerà la delibera della giunta comunale di Trieste all’Ufficio nazionale Anti-Discriminazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Commissione europea e si rende disponibile per azioni giudiziarie di contrasto.

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