Carta acquisti per beni alimentari: dal 18 luglio al via le richieste ma solo se si è iscritti all’anagrafe

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Con un DM del 18 aprile 2023, il Ministero dell’Agricoltura ha disposto le modalità attuative e applicative della nuova carta acquisti finalizzata ad aiutare le persone in difficoltà per far fronte all‘acquisto di beni alimentari e di prima necessità.

Si tratta di un aiuto una tantum consistente in una carta acquisti di 382,50 euro destinato a nuclei familiari con ISEE fino a 15.000 euro.

L’iniziativa è stata oggetto di critiche (cfr.ad es. l’articolo di T.Boeri su Repubblica)  soprattutto per il suo carattere una tantum, per l’affidamento di un intervento contro la povertà al Ministero per l’Agricoltura, per lo stanziamento di un fondo predefinito (500 milioni), per la distribuzione con precedenza alle famiglie di almeno 3 componenti che rischia di escludere, in caso di progressivo esaurimento dei fondi, i nuclei più piccoli e monoparentali;  infine,  per l’incompatibilità con qualsiasi altra misura di sostegno (ad es. un lavoratore part time percepisce una NASPI irrisoria e non si vede perchè debba essere escluso, se ha un ISEE nei limiti).

Il DM non prevede alcun requisito inerente la cittadinanza, il titolo di soggiorno o la  pregressa residenza sul territorio: devono dunque accedervi anche le famiglie di cittadini stranieri.

E’ tuttavia prevista, dall’art. 2 co. 1 lett. a)  “l’iscrizione di tutti i componenti del nucleo familiare nell’Anagrafe della popolazione residente (Anagrafe comunale).

Tale richiesta è evidentemente  connessa al fatto la carta viene distribuita dai Comune senza necessità di presentare domande e dunque sulla base di ISEE preesistenti che a loro volta riguardano i soli iscritti all’anagrafe.  Tuttavia tale requisito espone al rischio di esclusione proprio le famiglie straniere più bisognose, che certamente incontrano maggiori difficoltà ad iscriversi all’anagrafe soprattutto quando sono in possesso della sola ricevuta del permesso di soggiorno o le molte persone straniere che non riescono ad ottenere la residenza in presenza della sola dichiarazione di ospitalità, o coloro che vivono in situazioni informali o addirittura sono senza fissa dimora.

Tale problematica si era presentata anche nella vicenda dei Buoni spesa  erogati  durante la pandemia: diversi tribunali avevano convenuto che la richiesta della residenza intesa come iscrizione anagrafica discriminasse indirettamente i cittadini stranieri che non avevano potuto iscriversi all’anagrafe,  ma potevano comunque dimostrare la stabile dimora presso il Comune.

ASGI, ribadendo che il contrasto alla povertà, in particolare delle famiglie straniere, richiede interventi strutturali di ben diversa portata. Si impegna comunque a monitorare il comportamento dei Comuni affinché garantiscano la prestazione con la massima estensione.

Foto da Unsplash

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