libertà religiosa
Divieto di ingresso col velo integrale nelle strutture sanitarie: cartelli della Regione “grezzi” ma non discriminatori
La Corte d’Appello di Milano con sentenza depositata il 28 ottobre 2019, ha confermato la decisione del Tribunale di Milano sul divieto di ingresso con velo integrale negli edifici del servizio sanitario regionale.
Escludere da esenzione alla tassa sui rifiuti le confessioni religiose senza intesa con l’Italia viola la Costituzione
Le Intese tra le confessioni religiose e lo Stato italiano servono ad adattare l’ordinamento italiano alle specificità di ciascuna fede religiosa, non certo a giustificare discriminazioni nei confronti delle altre confessioni religiose che ne sono prive.
Foto con il velo: non va negato il documento d’identità
Lettera di ASGI ai Ministeri dell’Interno e dei Trasporti a seguito di casi segnalati dal Monitoraggio Anti Islamofobia (MAI) di mancato rilascio dei documenti d’identità per assenza di foto a capo scoperto.
‘’Burkini’’, ASGI: si rispetti la libertà di culto
Burkini sul lungomare, polemiche a Trieste . L’ASGI interviene ricordando che la nostra Costituzione e la Carta europea per i Diritti dell’Uomo garantiscono la libertà di culto.Una decisione che andasse in direzione contraria sarebbe discriminatoria e costituirebbe una grave violazione dei principi costituzionali e comunitari .
Velo islamico sul luogo di lavoro e licenziamento discriminatorio: le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea
La domanda pregiudiziale era stata posta da un giudice belga sull’applicazione della direttiva n. 2000/78 sul divieto di discriminazioni fondate sul credo religioso nell’ambito dell’occupazione, in relazione al licenziamento di una impiegata di fede musulmana per il suo rifiuto di togliersi il velo islamico sul luogo di lavoro, come invece richiesto dal datore di lavoro.
È illegittimo il rifiuto di assumere una lavoratrice a causa del velo
La corte d’appello di Milano ha dichiarato discriminatorio il comportamento di una azienda di ricerca del personale che, dovendo selezionare ragazze addette al volantinaggio per una fiera di scarpe a Milano di due giorni, aveva rifiutato di inserire nella selezione una lavoratrice italiana di origine egiziana e di fede musulmana a causa del suo rifiuto di togliere il velo.
Il divieto assoluto del ‘velo islamico integrale’ in Francia non viola la CEDU
Con la sentenza pronunciata il 1 luglio scorso nel caso S.A.S. c. Francia (n. 43835/11), la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha ritenuto che la legge francese dell’11 ottobre 2010 che proibisce l’occultamento del volto negli spazi pubblici non determina una violazione della Convenzione europea dei diritti umani e specificatamente del diritto al rispetto della vita privata, del diritto alla manifestazione del proprio credo religioso e del diritto a non subire discriminazioni. Nel suo giudizio, la Corte di Strasburgo ha innanzitutto ritenuto che il divieto assoluto di indossare il velo islamico integrale che occulti integralmente o anche solo parzialmente il volto persegue un obiettivo legittimo di assicurare la sicurezza pubblica, ma tuttavia tale esigenza di tutela non risponde al requisito di proporzionalità in quanto viene applicato a prescindere da una concreta minaccia, anche di ordine generale, a tale bene tutelato. La Corte di Strasburgo tuttavia ritiene che la misura adottata dal Parlamento francese risponde ad un altro obiettivo legittimo: quello di assicurare l’osservanza dei minimi requisiti della vita in società quale parte della protezione dei diritti e delle libertà altrui prevista quale legittima interferenza all’esercizio dei diritti individuali al rispetto della propria vita privata e all’ espressione della propria fede religiosa di cui agli artt. 8 e 9 della CEDU. A tale riguardo, la Corte di Strasburgo ritiene che nel valutare il bilanciamento tra i diritti in gioco, gli Stati membri godano di un ampio margine di apprezzamento per cui ...
Tribunale di Torino: Discriminatorio il divieto all’uso del costume da bagno ‘islamico’ (‘burkini’)
E l’apposizione di cartelli stradali che utilizzino impropriamente il simbolo del divieto di sosta per propagandare tale divieto L’ordinanza nella causa promossa da ASGI contro il comune di Varallo (Vercelli).





